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Il singolo caso interessa più della regola?

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Il singolo caso interessa più della regola?  La Palma d’oro che la Romania s’aggiudica dopo quasi vent’anni (la prima risale al 2007, anno di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni ), ancora una volta grazie a Cristian Mungiu, iscrive l’autore nella cerchia dei dieci cineasti onorati, per due volte, dell’identico premio; la riprova che la Croisette – fattore più rilevante, secondo chi scrive – si riconferma uno tra i porti più rappresentativi (nonché comodi) della produzione nazionale. Ciò agevolerebbe l’esercizio distributivo per titoli e firme di valore e interesse indubbi, invero ignorati da un pubblico più avvezzo all’ottica mainstream , relegando la cinematografia romena alla consueta, non esattamente ripagata nicchia d’essai. L’esempio recente del corale L’anno nuovo che non arriva , dovendo contentarsi d’uscire in pochissime sale, testimonia come la forma di racconto, insieme all’obbligo di confronto con la Storia, non scalfisce l’importanza che il Paese detiene come dovere etico...

Tutte storie: L’ANNO NUOVO CHE NON ARRIVA

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Tutte storie: L’anno nuovo che non arriva Un titolo un programma, L’anno nuovo che non arriva . O per meglio dire: un film il cui enunciato si esplica nel titolo. Nel mega-affresco orchestrato dal non più giovane Bogdan Mureșanu, ex cronista e pubblicitario con all’attivo alcune esperienze nel corto (uno dei quali, Cadoul de Crăciun , sette anni fa incensato dell’European Film Award, figurando perfino nella rosa dei titoli per l’Oscar), la narrazione che segue le quasi due ore e mezza di film non si dissocia granché dal genere d’operazione per cui il Noul Val , da venticinque anni, è accolto quale bandiera artistica del Paese. Spiace apprendere che lo stesso prodotto con cui Mureșanu esordisce nel lungometraggio, durante l’ultima Mostra del Cinema di Venezia, non fosse contemplato tra le opere in concorso, relegato nella sezione “Orizzonti” ove ha conosciuto il riconoscimento più importante. Il risultato, forse, giunge inferiore alle ambizioni sopraggiungendo molti anni dopo che i nom...

I DELFINI: paradosso di un’attrice cinematografica

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I delfini : paradosso di un’attrice cinematografica   “Non mi sono mai considerata un’attrice. Solo una donna con una certa sensibilità: con quella ho sempre lavorato. Mi sono accostata ai personaggi con grande umiltà: cercando di viverli da dentro, usando me stessa, senza ricorrere ad alcuna tecnica. (...) Penso che la mia vita sia servita molti di più, per il mestiere d’attrice, di quei pochi mesi di Centro Sperimentale di Cinematografia frequentati subito dopo esser arrivata in Italia.” Il modello interpretativo di Claudia Cardinale scaturisce dalla stessa natura dell’esistenza, da ciò che sente nel vivere. Più che costruire i personaggi li incarna, legando indissolubile le proprie fattezze alle tipologie che di volta in volta le si presentano, quasi fossero incontri fortuiti, lungo una vita. “A mo calarmi nei personaggi con tale esperienza”, afferma, “mi piace recitare per la possibilità che mi dà vivere, oltre alla mia, altre storie: parto da me, cercando di inventarm...