Oltre ogni ragionevole dubbio: la parola a Friedkin
Oltre ogni ragionevole dubbio: la parola a Friedkin Nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Mitica ormai, a un anno di distanza dalla scomparsa di William Friedkin, la famosa battuta di Vivere e morire a Los Angeles non solo costituisce un azzeccato epitaffio: suona quale sarcastica tromba del giudizio, in linea con la dottrina del regista-sceneggiatore nei confronti d’un emisfero umano inguaribilmente contraddittorio, solcato da una scia d’ambiguità sino all’ultimo decisa a rimanere tale. La sospensione si fa punto nevralgico, lungo una produzione prolifica eppure discontinua (e non sempre meritoriamente ripagata), quand’anche un epilogo sembrerebbe decidere il destino dei personaggi: è sufficiente uno spostamento di macchina verso un esterno piovoso, con un sinistro pick-up a sopraggiungere senza preavviso; o la dissolvenza incrociata su un torbido sguardo allo specchio con la baia newyorchese all’alba, accogliendo un transatlantico come...