Tempo (non) bastante: MEGALOPOLIS
Tempo (non) bastante: Megalopolis Circa l’ultima ambiziosa fatica di Coppola – la sua ventiquattresima, in oltre sessant’anni di carriera – sono già stati spesi oceani di parole, e di fatto è impossibile condensare in poche righe l’esegesi completa di un simile prodotto. Ciò su cui in verità non s’è disquisito abbastanza, laddove si tratterebbe d’un aspetto non indifferente, è il livello di ricezione d’uno spettacolo fragoroso, eccessivo e coloratissimo, che in due ore e diciotto minuti abbaglia qualsiasi cenno di restituzione narrativa: gonfia di rimandi storici intercalati tra l’ ante e il post , infarcita di echi e rimandi teatral-filmografici (culturali più in generale, oltreché immancabilmente autobiografici), la trama conta assai meno dell’iniziale valore, sino a votare l’impresa all’inevitabile fallimento. Un po’ come si verifica nel Lynch più tipico, per non incomodare migliaia d’altri esempi, Megalopolis è opera che non può esser ricondotta a una fabula – come si...