Cimino, l’ultimo valzer Sullo scomparso Michael Cimino è stato detto e scritto, in termini ovviamente elogiativi, più dopo la sua morte che durante la sua attività di cineasta, valutata invece in modo altalenante. Hollywood ne aveva osannato e premiato il talento per poi massacrarlo poco dopo, senza troppo interrogarsi su uno sguardo che, dopo un epocale insuccesso e relativo tracollo finanziario, manteneva intatta la sua visionaria lucidità. Ora che non c’è più, e ha ragione Davide Turrini nel constatarlo, vi sarebbe corposa materia per realizzare un biopic o un lavoro documentaristico su di lui. Ma anche questa, va da sé, è mitologia, e che l’operazione non sia fattibile potrebbe testimoniarlo ogni spettatore cinematografico appena appena evoluto, non necessariamente un fan della sua opera, nel vedere o rivedere una qualsiasi delle sue sette fatiche da regista. Se si escludono due appassionate monografie, rispettivamente dedicategli da Massimo Benv...
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