Una sconfinata seconda giovinezza: IL SIGNOR DIAVOLO
Una sconfinata seconda giovinezza: Il signor Diavolo Già da un lustro assente dagli schermi (l’ultima infelice prova fu Un ragazzo d’oro ), e dopo aver firmato tre fiction televisive, l’ottantunenne Pupi Avati mostra un’inesauribile voglia di rimettersi in gioco, invidiabile e rara tra i registi nostrani coetanei. Sicuramente conscio di azzardare presentando di persona Il signor Diavolo , suo quarantesimo film, nelle maggiori città italiane e agli albori d’una stagione ancora insonnolita dalla pausa estiva, l’ingrigito Pupi trova la grinta d’un tempo tornando ad un genere a lui congeniale, quel “gotico padano” di cui in passato fu maestro, tanto – scriveva Maurizio Porro – da farne un genere tout court . Se poco più di quarant’anni sono trascorsi da La casa dalle finestre che ridono , sembra altresì non passar inosservata l’antifona che la più recondita campagna del Nordest (Venezia in questo caso, ma l’operina è girata tra Comacchio, Roma e Zagarolo) possa essere scrigno di mo...