FAHRENHEIT 451: al fuoco, (arrivano i) pompieri!
Fahrenheit 451: al fuoco, (arrivano i) pompieri!
Quasi mezzo secolo prima dell’avvento del Grande Fratello televisivo, prima del suo sfociare nella realtà quotidiana colonizzando le capacità critiche individuali, la narrativa – nella fattispecie fantascientifica – aveva già individuato i primi inquietanti segnali di un processo, già in atto, destinato a rendere la società ostaggio di un regime di monopolio mediatico, in cui il solo aspetto d’interesse culturale e di conoscenza è dato da ciò che filtra dall’apparecchio tivù. Non solo: già si potevano ipotizzare interazioni degli spettatori col programma televisivo con relativo annullamento di ogni demarcazione tra dominio pubblico e privato, in netto anticipo rispetto al recente (e conseguente) fenomeno del reality. L’infelicità che un tale fenomeno inevitabilmente produce, finisce fatalmente per essere attribuita alla parola scritta, alla voce interiore che ne sgorga, così diversa dalla parola televisiva; e i libri, in quanto occasione di riflessioni individuali, e perciò nascoste e incontrollabili, divengono i più pericolosi elementi di sovversione, da eliminare a prescindere dal loro contenuto. In un simile mondo alla rovescia i vigili del fuoco, rigorosamente in uniforme nera da squadristi, anziché spegnere i fuochi li attizzano, accendono roghi, bruciano i libri in veri e propri autodafé, perseguono legalmente chi non li brucia.
Avvertendo in sé e attorno a sé un latente malessere, gli indizi di un vuoto condiviso, il piromane Montag inizia a farsi domande e a indagare, cercando di capire, fino a rendersi conto che la comprensione è in quegli oggetti cartacei, contenenti ciascuno una possibile verità, una testimonianza da tramandare, come s’impegnano a fare gli uomini-libro con cui il film si chiude, che imparano a memoria i testi affinché le basi dell’umano sapere non scompaiano. Come, del resto, insegna l’odierna narrativa cyberpunk, di cui Ray Bradbury, l’autore del romanzo da cui è tratta la pellicola di Truffaut, è considerato uno dei precursori. Bradbury è scrittore tra i primi a crescere artisticamente in una società dominata dal mezzo televisivo, e fra i primi a rendersi conto dei suoi possibili e inquietanti sviluppi. Assai prima dei saggi di McLuhan, di Popper e di Meyrowitz, le opere di Bradbury, in particolare Fahrenheit 451, lanciano l’allarme, e Truffaut s’incarica di raccoglierlo e amplificarlo, sia pure – con un felice paradosso – servendosi di immagini e oralità che bandiscono la parola scritta.
Poco capito alla sua uscita, oggi più di allora attualissimo.
Francesco
Saverio Marzaduri

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