Giustizia a tutti i costi: IL VERDETTO

Giustizia a tutti i costi: Il verdetto 


Il verdetto di Sidney Lumet, sceneggiatura di David Mamet, è la storia di una redenzione. Ne è protagonista Frank (Paul Newman, in una delle sue migliori interpretazioni), un avvocato che per sfortuna e vicissitudini personali ha affogato la propria anima in un bicchiere. Un’eccellente occasione di riscatto professionale, e prima ancora morale, gli viene offerta da un caso di negligenza medica: Frank è subito convinto di avere ottime possibilità, ma ci si mette qualche imprevisto di troppo a complicargli il gioco, e il Nostro deve combattere per giungere alla (sospiratissima) vittoria, lottando duramente ad ogni incaglio. Il suo successo coincide con la sua redenzione, come avvocato e come uomo. 
La rettitudine professionale di Frank non gode di buona fama, essendo stato coinvolto in passato in un caso di corruzione, e c’è chi, senza mezzi termini, lo definisce “un leguleio, un mozzorecchi”, disposto al più bieco compromesso pur di uscir bene da un’azione legale. Posto di fronte all’ultima occasione per redimersi, proprio questo mozzorecchi si batte per tutelare i diritti di una donna, in coma dopo essere stata operata anni prima in un ospedale cattolico (e perciò gestito dalla potente e influente Curia). Certo di vincere, Frank rifiuta una vantaggiosa transazione, contro il parere della sua cliente e del collega di patrocinio, in quanto persuaso trattarsi di una mossa illecita per insabbiare il caso e dimenticare la faccenda; e se, inizialmente, lo spettatore può lecitamente sospettare dell’onestà deontologica dell’avvocato, deve ricredersi nella sequenza in cui questi respinge il denaro. 
Sebbene la sua anima sia ancora in gioco e non ancora salva, il protagonista rifiuta la proposta dell’arcidiocesi, dimostrando il contrario di quanto di lui si può pensare. Non è uno sciacallo, né un rassegnato; e forse intuisce che, per conseguire un autentico riscatto, la strada da percorrere non può passare da alcun compromesso. Come anzi confermano le sue parole, Frank teme che se accettasse il denaro si sentirebbe, allora sì, un sordido leguleio, convincendosene per primo. La sua anima è dannata dall’alcol e dalla corruzione, ma è soltanto quando l’avvocato è posto di fronte alla possibile transazione che lo spettatore ne constata l’onestà; la sua risoluta decisione di portare la causa in tribunale si presenta, quindi, come il temerario tentativo di dimostrare all’universo mondo, dalla corte al giudice e ai colleghi, ma soprattutto a sé stesso, di essere un’anima perduta, sì, ma capace di ritrovarsi, di affrancarsi dalla tentazione del denaro, del compromesso spicciolo e della corruzione. 
Tale è l’evento specifico atto a corroborare, di lì in poi, il coraggio di Frank e la sua fiducia in sé stesso, unici fattori volti a garantirgli la redenzione. Ostinatosi a volere il processo contro i baroni della medicina, a suo avviso colpevoli di negligenza, Frank è protagonista di incidenti che sono il prezzo della sua audacia, ma che si presentano come elementi necessari al suo calvario; ad esempio quando, preso alla sprovvista, Frank si vede costretto ad accettare il denaro offertogli dalla controparte, ma troppo tardi, poiché anche gli avversari, sicuri di vincere, ormai chiedono il processo. 
Tra molteplici difficoltà, Frank deve misurarsi coi rischi della sua professione, che in questo caso non gli arridono: l’irreperibilità di un teste, la cui deposizione risulterebbe risolutiva per il verdetto; i ripetuti colpi bassi dell’avvocato di parte avversa e di un giudice a lui ostile; la fiducia nella sua amante che, nonostante si trastulli con Frank, si fa pagare dall’avvocato antagonista. Ciononostante, riesce a produrre una teste a confutazione che potrebbe garantirgli la vittoria, se le obiezioni della controparte non venissero accolte e l’atto prodotto dalla teste non venisse respinto e dichiarato non valido dalla corte. Quando per Frank non sembrano esserci più speranze di vittoria, a sorpresa la giuria gli si dichiara a favore, e la m.d.p. compie un rapido dolly dall’alto che inquadra un Frank esultante quanto stupito. Il riscatto etico ed esistenziale dell’uomo si risolve in una catarsi che ha luogo per ostacoli graduali; il fattore che consente la redenzione di Frank è il verdetto del titolo. 

Francesco Saverio Marzaduri

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