Impegno e verosimiglianza: GIROLIMONI, IL MOSTRO DI ROMA
Impegno e verosimiglianza: Girolimoni, il mostro di Roma
All’inizio degli anni Settanta, Nino Manfredi è maturo per dare un più
risoluto apporto, con registi che lo scelgono (o sono da lui scelti)
secondo criteri maggiormente definiti, ad articolazioni narrative e
psicologiche corpose e complesse; sia che, sempre più spesso, la sua
presenza emerga in maniera schiacciante, sia che s’integri in
distribuzioni di gran lustro, com’era del resto già accaduto. E
nascono creazioni impegnative a confronto con personaggi cui la
letteratura, il teatro o la vita stessa hanno conferito
preliminarmente un temibile spessore: tra questi, senza dubbio, il
fotografo di Girolimoni,
il mostro di Roma,
dove un vago stridore s’avverte nel contatto tra quel “volto
nella folla”, oscura vittima d’uno dei tanti nascosti delitti del
regime fascista, e la fisionomia ormai diffusa e popolare
dell’interprete (e anche per il rischioso compito, attribuitogli,
di rinvenire spunti non solo grotteschi, ma propriamente spassosi,
all’interno della vicenda tutta cupa del cosiddetto “mostro di
Roma”).
Francesco
Saverio Marzaduri

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