Le allegorie pericolose: ATTENTI AL BUFFONE
Le allegorie pericolose: Attenti al buffone
Nella seconda metà degli anni Settanta, la crescente crisi della cinematografia italiana, ch’è anche crisi d’idee e d’inventiva, incide sulle prestazioni d’un mattatore ormai consumato come Nino Manfredi, giacché gli si porgono occasioni meno congeniali, sodalizi meno fruttuosi. Altrove, la perizia dell’interprete deve far fronte alla densità letteraria d’una pagina che affanna parecchio nel proprio trasloco in immagini, o, perlopiù, cimentarsi su temi e problemi scottanti (la violenza e l’insicurezza diffuse) che nella forma dell’apologo cercano un’ardua misura espressiva e una non facile tenuta morale. In Attenti al buffone ci si orienta verso un cinema di metafora, carico di significati metaforici. Ma il film – un’invettiva contro il potere, il denaro, l’arrivismo – tuttora lascia perplessi per il modo confuso e ridondante, eccessivo e velleitario con cui il regista-scrittore Alberto Bevilacqua conduce la narrazione rendendo spesso l’opera irricevibile, e perfino vittima di quella stessa volgarità intellettual(oid)e che si picca di denunciare. Sbagliata, inoltre, la scelta degli interpreti, a cominciare proprio da un Manfredi (qui anche co-sceneggiatore) sopra le righe e visibilmente fuori parte, al cui zufolo – scrive Morando Morandini – si oppone il trombone del pur bravo Eli Wallach, “con una Melato scolorita e uno Scaccia che troppo colorisce”. In sostanza, un prodotto di (falsa) critica di costume in chiave grottesca ch’è un passo falso nella carriera dell’attore ciociaro, e che il sempre perfido Marco Giusti non trascura di menzionare nel suo Stracult:
“(…) siamo nel delirio erotico-grandguignolesco di Bevilacqua non sorretto da nessun principio di messa in scena. Solo il Grande Spettatore del trash può adorare l’orgia che è alla base del film e che vede attivissime tre attrici come l’ex svampita Cristina Gajoni, la malcapitata Erika Blanc e, soprattutto, una giovanissima, procacissima e nudissima Loredana Bertè. Anche la Melato ce la mette tutta, ma il trio di ragazze, con annessi ex gerarchi fascisti ruba la scena a tutti.”
Francesco Saverio Marzaduri

Commenti
Posta un commento