15 minuti di celebrità: UN VOLTO NELLA FOLLA

15 minuti di celebrità: Un volto nella folla 


Quasi mezzo secolo divide quest’opera, permeata di corrosivo humour, dall’avvento globale del mezzo mediatico, del suo uso distorto e demagogico, del fascismo dilagante nei suoi meccanismi. Ce n’è per tutti i gusti: dalla televendita alla pubblicità occulta, dalla tivù del dolore alle maratone di solidarietà; e ancora, l’aggressività e la volgarità assurte a miniere di audience, la politica e il conseguente impiego del piccolo schermo per far eleggere un presidente (vi suona familiare?). Vent’anni prima d’un altro appassionato e più celebre pamphlet contro la televisione, Quinto potere di Sidney Lumet, e alla seconda collaborazione insieme dopo Fronte del porto, Kazan e lo sceneggiatore Budd Schulberg firmano una sarcastica, lucidissima parabola sui media e il successo, condannando a priori l’immagine del telepredicatore che tanta influenza avrebbe esercitato sull’immaginario collettivo, quest’ultimo facile preda di monopoli virtuali, soggiogato al punto da rendersi incapace di gesti e ragionamenti indipendenti da qualsiasi dogma o demagogia. Non per nulla, trasmesso ormai di rado nei nostri palinsesti, benché tutto questo sia sempre più subito e meno compreso. E come gran parte del cinema americano seguente (si pensi anche al Tim Robbins di Bob Roberts), persino Celentano deve qualcosa alla figura di “Lonesome” Rhodes, interpretata dalla futura stella televisiva Andy Griffith. 

Francesco Saverio Marzaduri

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