Il dolce profumo del successo: Eroe per caso

Dichiaratamente debitore di Frank Capra e Preston Sturges, utilizzando il glorioso
cinema hollywoodiano anni Trenta–Quaranta a mo’ di spunto,
l’inglese Stephen Frears ne ribalta i paradigmi ingenuamente
ottimisti per rileggerli in chiave decisamente negativa,
confezionando un’opera impietosa, eclatante ritratto dell’egoismo
interessato su cui si regge la società americana. Al suo terzo
lavoro statunitense, come già ne Le relazioni pericolose e in
Rischiose abitudini, l’autore propone un assortito
campionario di figure dalla dubbia reputazione, inserite a puntino in
un quadretto molto poco gratificante (il cui umorismo aspro e
corrosivo, in patria, è rimbalzato su un pubblico che lo ha
rifiutato a priori). Dal punto di vista morale, nessuno dei
personaggi si salva, né suscita la simpatia dello spettatore;
nondimeno, se ciascuno è animato dalla brama di volere prima che di
essere, c’è spazio per un’estrema redenzione. Al centro, lo
strapotere della televisione capace d’imporre la propria visione
della realtà, costruendo eroi basandosi sulla telegenicità anziché
sui fatti. La conseguenza risiede in un mondo che si regge soltanto
su truffe e inganni, e, per lavarsi la coscienza, inventa falsi miti
trasformando in eroi nazionali mediocrissime figure: ma proprio
questo è il prezzo del “dolce profumo del successo”. Cast in
stato di grazia, capitanato da un Dustin Hoffman debordante, e
sceneggiatura (coi fiocchi) del David Webb Peoples di Blade Runner
e de Gli spietati.
Francesco Saverio Marzaduri
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