Post

Oltre ogni ragionevole dubbio: la parola a Friedkin

Immagine
Oltre ogni ragionevole dubbio: la parola a Friedkin   Nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Mitica ormai, a un anno di distanza dalla scomparsa di William Friedkin, la famosa battuta di  Vivere e morire a Los Angeles  non solo costituisce un azzeccato epitaffio: suona quale sarcastica tromba del giudizio, in linea con la dottrina del regista-sceneggiatore nei confronti d’un emisfero umano inguaribilmente contraddittorio, solcato da una scia d’ambiguità sino all’ultimo decisa a rimanere tale. La sospensione si fa punto nevralgico, lungo una produzione prolifica eppure discontinua (e non sempre meritoriamente ripagata), quand’anche un epilogo sembrerebbe decidere il destino dei personaggi: è sufficiente uno spostamento di macchina verso un esterno piovoso, con un sinistro  pick-up  a sopraggiungere senza preavviso; o la dissolvenza incrociata su un torbido sguardo allo specchio con la baia newyorchese all’alba, accogliendo un transatlantico come...

Questione di sguardi

Immagine
Questione di sguardi  L’occhio moltiplicatore del cinema , dichiara il titolo. Più semplicemente, come da nomenclatura cinefila, politique des auteurs . Non sarebbe corretto, tuttavia, ridurre il volume di Danilo Amione, edito da Mimesis, ad ulteriore catalogo di sguardi sul mondo, prospettive, visioni registiche tese a identificare lo stile d’un cineasta o il fil rouge che ne attraversa l’eventuale filmografia. Chiamato a scriverne la prefazione, lo storico Dario Tomasi ne individua il segno. E il testo, da par suo un manuale analitico, si propone quale sguardo a 360° a più voci, sezioni o direzioni: dagli immancabili primordi transitando per gli sperimentalismi in embrione, sino alle evoluzioni tecnico-teoriche del mezzo filmico, alla concezione di obiettivo in quanto famigerato strumento di propaganda, e ineludibile demiurgico restitutore di tragiche verità. È facile intuire che l’effettivo elemento con cui, eponimo, s’identifica una data filmografia (l’umana tragicommedia sec...

Rovineremo la festa: THE PALACE

Immagine
Rovineremo la festa: The Palace “La fine del mondo non sta per arrivare”, sono le parole con cui lo scettico direttore del prestigioso albergo svizzero indicato dal titolo ne catechizza il personale, in apertura del ventitreesimo lungometraggio di finzione firmato Roman Polański. Tralasciando l’autobiografismo dell’operazione (a Gstaad, dov’era un habitué , il cineasta trascorse il 31 dicembre ’99), lungo i suoi cento minuti di edulcorati eccessi, il film è pervaso da una sensazione di morte che si fa via via stridente. Non è la prima volta che il cinema impiega una nottata di euforici bagordi quale allegoria del trapasso: se a respirarsi è un’aria triviale, ciò è facilmente esplicabile con l’assunto critico-sociale cui si volge. Neppure è da ritenere che The Palace , smentendo la maggior parte di recensioni e detrazioni, si rifaccia all’estetica vanziniana che, nei decenni, ha fatto dei cosiddetti “cine-panettoni” un’appagata formula oltreché un ineludibile refrain ; si dubita ch...

L’isola di Mulligan

Immagine
L’isola di Mulligan  Ancora una volta risulta impossibile introdurre un cineasta americano senza citare il compianto Franco La Polla, che definisce Robert Mulligan un mestierante tra i più seri e onesti del ventennio Sessanta-Settanta. “Pur senza grandi pretese”, affermava, e tuttavia rispettoso della lezione linguistica del genere classico quanto nell’impiego di spunti e assunti, ora introspettivi ora sofferti, delicato persino all’interno di apparati sorprendentemente violenti. Si preferirebbe, argomentando del regista newyorchese, non cadere nella disamina del periodo, che suonando oggi probabilmente contestualizzata, stigmatizza cineasti di minor rango quali artigiani alla ricerca del facile portafoglio. Se tale considerazione, a suo tempo, nutriva forse qualche ragione nel non riconoscere firme di personalità dietro produzioni prettamente commerciali, non si può ribadirlo per Mulligan, per il quale realmente si dovrebbe parlare d’uno  strano incontro , o meglio:  s...

MAIGRET: ombra del passato o passato nell’ombra?

Immagine
Maigret : ombra del passato o passato nell’ombra?  Mai come l’anno appena trascorso – scrive Aldo Fittante – la morte ha voluto farsi bella divorando ingegno e incanto nel mare magno della cultura, prevalentemente seminando vittime in generazioni anziane, prossime al congedo, lasciando gli eredi, o sedicenti tali, stupiti e talvolta attoniti dinanzi al vuoto. Sicché, quando si pensa a una figura letteraria a cui non servono presentazioni, subito viene naturale immaginare di ritrovarsi in un tempo inesorabilmente perduto e lontano, che un riadattamento dai toni dimessi, tanto lividi e scabri – tesi alla restituzione d’un comparto urbano iconograficamente semi-spoglio – accentua al pari di un’indagine assai meno importante di tutto il resto. S’accluda una fotografia tutta mezze tinte, a cura di Yves Angelo, e un montaggio asciutto d’impostazione classica, firmato  Joëlle Hache,  che alterna interni, esterni, riprese di spalle. In siffatta chiave interpretativa, guarda...