Post

Tempo (non) bastante: MEGALOPOLIS

Immagine
Tempo (non) bastante: Megalopolis  Circa l’ultima ambiziosa fatica di Coppola – la sua ventiquattresima, in oltre sessant’anni di carriera – sono già stati spesi oceani di parole, e di fatto è impossibile condensare in poche righe l’esegesi completa di  un simile prodotto. Ciò su cui in verità non s’è disquisito abbastanza, laddove si tratterebbe d’un aspetto non indifferente, è il livello di ricezione d’uno spettacolo fragoroso, eccessivo e coloratissimo, che in due ore e diciotto minuti abbaglia qualsiasi cenno di restituzione narrativa: gonfia di rimandi storici intercalati tra l’ ante e il post , infarcita di echi e rimandi teatral-filmografici (culturali più in generale, oltreché immancabilmente autobiografici), la trama conta assai meno dell’iniziale valore, sino a votare l’impresa all’inevitabile fallimento. Un po’ come si verifica nel Lynch più tipico, per non incomodare migliaia d’altri esempi, Megalopolis è opera che non può esser ricondotta a una fabula – come si...

Con ogni mezzo non necessario: THE APPRENTICE – ALLE ORIGINI DI TRUMP

Immagine
Con ogni mezzo non necessario: The Apprentice – Alle origini di Trump  Improbabile, ed anzi: impossibile, che queste righe influiscano sul risultato delle imminenti elezioni presidenziali o ne pregiudichino le aspettative. Qualunque sia l’esito, solo il buonsenso – nei grami residui collettivamente rimasti – può decidere se la visione di The Apprentice – Alle origini di Trump possa contribuire a scuotere le coscienze, facendo chiarezza sui trascorsi d’una tra le più controverse figure degli ultimi lustri: si tratta semmai dell’innata ma sempre più logora volontà di fare il punto su quella politica, come testimonia l’altrettanto fresca distribuzione di Berlinguer – La grande ambizione , di Andrea Segre. S’aggiunga che la firma in regia d’un iraniano d’adozione danese – Ali Abbasi, noto ai più per Border – Creature di confine , presentato alla Croisette, e Holy Spider – affascina il senso dell’operazione e, conferendo valore aggiunto, la voglia d’asprezza nella disamina del 45°...

La luce del giorno: IL MAESTRO GIARDINIERE

Immagine
La luce del giorno: Il maestro giardiniere   “Il  soggetto di un film è solo un pretesto: è la forma, molto più che il contenuto, a colpire lo spettatore e farlo elevare”  ROBERT BRESSON  Esistono film che per qualche ragione squadernano l’obiettivo di partenza ancor prima del loro sviluppo. E tuttavia, fingendo di non sapere nulla circa la loro confezione, pochi semplici istanti ne rivelano la via d’accesso. Ne testimoniano persino la riflessione teorica. Nessuno mai penserebbe che pianticelle fiorite su fondo nero – nell’atto di sbocciare rigogliose, durante i titoli in apertura de  Il maestro giardiniere  – rechino la firma di Paul Schrader, regista-sceneggiatore di navigato mestiere, un tempo sensibile a temi di tipologia differente, rigorosi quanto reazionari. Salvo, un attimo dopo, rammentare come l’occhio estetico del cineasta di Grand Rapids restituisca una saggezza e una morbidezza acquisite lungo un itinerario spirituale, in cui i calendari a dis...