La sostenibile leggerezza del malessere: MIA MADRE
La sostenibile leggerezza del malessere: Mia madre A distanza di quattro anni da Habemus Papam , il cui risultato, nonostante l’anticipo sui tempi, non aveva convinto del tutto chi scrive, Nanni Moretti compie un bel salto in avanti. E tuttavia senza discostarsi da spunti e tematiche che, agli occhi dello spettatore più consolidato, appaiono ormai un irrinunciabile “feticcio”, tanto da potersi interpretare come uno speculare contraltare dell’odierno malessere. In Habemus il regista guardava, con occhio sardonico, all’incertezza di un neo-Papa timoroso di ricoprire la propria funzione, la cui rinuncia finale ad assumersi una responsabilità troppo alta per lui, di fronte a una folla gremita ed incredula, era il riverbero di una società irrimediabilmente annegata nelle incertezze di uno sviluppo raggiunto solo all’apparenza. Dunque, nella precedente opera, Moretti affrontava senza raggiri l’incomunicabilità di un protagonista, addirittura il Sommo Pontefice, verso u...