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Il re è morto, lunga vita al re!

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Il re è morto, lunga vita al re!   “ El sa non ha mai creduto veramente nel Graal... S’era illusa d’aver trovato un bottino.”  “ E tu, cos’hai trovato?”  “ Io? L’illuminazione.”  SEAN CONNERY e HARRISON FORD,  Indiana Jones e l’ultima crociata  Fu trentadue anni fa che la seconda rete televisiva nazionale ne prese ufficialmente atto:  Non solo Bond  si chiamava infatti la rassegna, incompleta ma sufficientemente rappresentativa, che Rai 2 dedicò a Sean Connery, riconoscendo che i suoi meriti andavano oltre la figura, sia pur da lui resa iconica, dell’Agente 007. Il titolo della rassegna suonava azzeccato ai limiti dell’aforisma, trattandosi d’un interprete ancora noto, ai tempi, perlopiù per tale ruolo, e ritrovatosi nel  milieu  della celluloide dopo un’umile gavetta tra esperienze giovanili nella Royal Navy e i lavori più disparati, culminate nella partecipazione al concorso di Mister Universo che lo classificò al terzo posto. Fis...

(Poli)sensi orrifici

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(Poli)sensi orrifici   Xavier Gens, Pascal Laugier, Alexandre Bustillo e Julien Maury, Alexandre Aja, Gaspar Noé, Hélène Cattet e Bruno Forzani, Fabrice du Welz, Xavier Palud e David Moreau. Davvero ghiotto e assortito, tra registi e sceneggiatori, il menù offerto da  Frontiers – Il cinema horror franco-belga degli anni zero , edito da Shatter: volume che per la prima volta in Italia si premura di radiografare una produzione di genere cui, nonostante l’appassionata nicchia di estimatori, sembra paradossalmente non esser stata dedicata l’attenzione che il citato comparto di nomi, soprattutto in questo primo ventennio di nuovo secolo, avrebbe meritato. Ciò perché – asserisce nell’introduzione Fabio Zanello, curatore del testo e autore di alcuni tra i saggi annoverati – da sempre il cinema di genere prodotto in Francia, dal dopoguerra in avanti, pare fatto apposta per scompaginare la critica; e se la Nouvelle Vague impone un  modus operandi  rivoluzionario ed eversiv...

Questa volta parliamo di Lina

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Questa volta parliamo di Lina   Che Nanni Moretti non nutra simpatie per Lina Wertmüller è cosa nota, come mitizza il conato di bile verdastra di cui l’ alter ego  Michele Apicella, nel primo lungometraggio del cineasta, è vittima solo a pronunciarne il nome (figurarsi di fronte a un accenno di rivalutazione...). E altrettanto nota è la reazione di Nanni  in primis , quando l’autrice per eccellenza di film dal chilometrico titolo desidera conoscerlo di persona: il poco cavalleresco rifiuto di stringere la mano alla regista, romana ma di remote discendenze svizzere, non sarà mai dimenticato dalla Nostra tanto da rammentarlo, otto anni fa, nell’autobiografia  Tutto a posto e niente in ordine , riprendendo un altro lavoro della propria produzione. Segno che se il tempo non lenisce mai completamente certe bruciature, il  milieu  cinematografico dispone di talenti, tra alti e bassi, non sempre reciprocamente disposti su registri di empatia.  A onor del vero...

Heartbreak Linda

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Heartbreak Linda   Quando a Venezia, diciott’anni fa, mi capitò d’intervistare gli autori di Rosy - Fingered Da wn – Un film su Terrence Malick , presentato nella sezione “Nuovi Territori”, una delle domande riguardava un volto, quello di Linda Manz, che solo il cineasta statunitense avrebbe carpito con un’intensità e una luminosità mai più ripetutesi e, di fatto, senza pari. Come pochissime altre, la Manz non rientrava nella serie di testimonianze documentate nel lavoro, a causa – mi fu spiegato – di un atteggiamento schivo e ben poco in sintonia, ormai, con l’apparato cinematografico, che alla richiesta di partecipare la indusse a rifiutare l’offerta. Ma suona ugualmente strano, benché comprensibile, che la breve filmografia della compianta Linda, scomparsa il 14 agosto a soli cinquantotto anni, contempli una decina di altre prove, escludendo le due più note, spartite tra grande e piccolo schermo, e non esattamente memorabili. Come sempre in questi casi, nonostante il co...

ADRIAN: il tempo (non) se ne va...

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Adrian : il tempo (non) se ne va ...  “ Volgar e è tutto ciò ch’è fuori tempo. La vita è sempre un fatto musicale.”  ADRIANO CELENTANO   “ Io s ono l’unico che non è cambiato”, diceva di sé stesso – ieri – il barcaiolo Felice Della Pietà in Yuppi du . “Non so perché ho scritto Adrian ”, confessa – oggi – Celentano, “forse perché il tempo sta per scadere”. Nessuno obietta che l’ambizione di puntare alto ed estendere la propria politique in sfere inusuali, nella speranza che l’azzardo raggiunga livelli almeno soddisfacenti, venga posta come un’ultima scommessa della vita; e chi conosce l’eterno ragazzo della via Gluck sa molto bene che il concetto di “tempo”, espresso da protagonista in tutti i campi, lo accompagna da oltre sessant’anni di carriera.   “ I tempi – nelle sue canzoni, nei suoi film, nelle sue performance televisive – (non) rispettano i tempi. In entrambi i sensi. Siano dilatati, ricreati, manipolati; o frenati, bloccati,...